Cane o gatto? Le domande da porsi prima di accogliere un animale
a cura delle D.sse Paola Ricossa e Stefania Potera
Scegliere di accogliere un animale in famiglia è una decisione bellissima, ma spesso viene presa guardando prima l’aspetto e poi, solo successivamente, tutto il resto.
Il risultato è che molte famiglie si trovano con un compagno a quattro zampe meraviglioso, ma poco compatibile con il loro stile di vita e questo, nel tempo, può creare difficoltà oggettive sia all’animale, sia a chi lo accudisce.
In questo articolo non ci concentreremo solo sulla scelta tra cane, gatto o altra specie animale, ma anche su un aspetto di cui si scrive e si legge molto: la razza.
Spesso si affronta questo tema come se ci fosse una sorta di scheda tecnica da consultare (lo standard, l’aspetto, le attitudini “di catalogo”): un approccio che assomiglia più a una logica da esposizione che a una reale comprensione dell’animale. Vogliamo invece proporre una prospettiva diversa, in cui il cane e il gatto non sono riconducibili solamente a un’etichetta di razza, ma in cui ogni soggetto ha una propria dotazione cognitivo-comportamentale che si esprime, e si costruisce, all’interno della relazione con chi se ne prende cura.

Prima di procedere, vale la pena chiarire un punto, che terremo presente in tutto l’articolo: quando parliamo delle “caratteristiche di razza“, ci riferiamo a predisposizioni generali, rese più frequenti da una selezione storica, non a una regola valida per ogni singolo animale. All’interno della stessa razza, infatti, convivono sempre soggetti anche molto diversi tra loro: parlare di razza ci dà quindi un’indicazione di tendenza statistica, utile per farsi un’idea di partenza, ma il carattere di ogni cane o gatto resta sempre quello di un individuo a sé stante, con le sue proprie caratteristiche cognitive e comportamentali.
Vediamo insieme, punto per punto, come orientarsi in questa scelta.
1. Che stile di vita ho, davvero?
Prima ancora della razza, bisogna guardare in modo onesto alla propria quotidianità: vivo in appartamento o in una casa con giardino? Sono spesso fuori casa per lavoro? Vivo in città o in campagna?
I soggetti appartenenti a razze da pastore o da lavoro tendono più spesso ad avere bisogno di ampi spazi e di stimoli costanti; altri, appartenenti a razze diverse, si adattano più facilmente a una vita sedentaria e a spazi ridotti, sapendo che, comunque, il singolo animale potrà sempre discostarsi da questa tendenza generale.
2. Quanto tempo posso dedicare ogni giorno a movimento, gioco e cura del pelo?
L’impegno quotidiano richiesto varia molto da soggetto a soggetto ed è solo in parte legato alla razza: alcuni cani o gatti hanno bisogno ogni giorno di ore di attività fisica, altri animali di pochissima, anche a parità di razza. Allo stesso modo, il pelo lungo o la struttura tipica di alcune razze feline e canine richiede più spesso spazzolature regolari e, talvolta, toelettatura professionale, ma è sempre bene osservare le esigenze specifiche del singolo individuo. Valutare in anticipo il tempo realmente disponibile, evita frustrazione da entrambe le parti.

3. In casa ci sono già altri animali o bambini?
La compatibilità caratteriale non dipende in modo automatico dalla razza: alcuni soggetti sono naturalmente più predisposti alla convivenza con altri animali o con i bambini, altri necessitano di un percorso di socializzazione più attento, anche a prescindere dall’appartenenza di razza.
Vale poi la pena ricordare un principio importante: la socievolezza di un cane verso il mondo esterno è soprattutto una questione di apprendistato sociale fin dai primi mesi di vita e di esperienze positive costruite insieme a lui. La razza può orientare in parte questa predisposizione, ma è la relazione quotidiana, insieme al temperamento individuale, a giocare il ruolo più importante.
4. Qual è il budget reale, non solo di acquisto, ma di tutta la vita dell’animale?
Il costo di un animale non si esaurisce nell’acquisto o nell’adozione: alimentazione, controlli veterinari periodici e, per alcuni soggetti più che per altri, anche in base a predisposizioni tipiche della loro razza la gestione di eventuali fragilità genetiche (displasie, patologie cardiache, problemi dermatologici o metabolici) fanno parte del quadro economico complessivo.
Conoscere in anticipo le predisposizioni più frequenti nella razza scelta, permette di pianificare con più serenità, restando comunque consapevoli che riguardano una tendenza e non una certezza per quel singolo animale.

5. È meglio un cucciolo o un animale adulto?
Un cucciolo richiede tempo, pazienza ed educazione fin dai primi mesi di vita; un animale adulto, magari proveniente da un’adozione, ha già un carattere definito e spesso si inserisce più rapidamente nelle abitudini familiari. Non esiste quindi una risposta giusta in assoluto: dipende tutto dalle proprie possibilità e aspettative.

6. Sto scegliendo in base all’aspetto oppure ho capito davvero la dotazione comportamentale di quel soggetto?
È naturale essere attratti dall’estetica di una razza, ma vale la pena chiedersi cosa significhi davvero conoscerla.
Non si tratta di consultare uno standard di razza come se fosse un manuale d’istruzioni, ma di comprendere il repertorio etologico che quella linea genetica tende a portare con sé: le predisposizioni sensoriali, motorie e relazionali sviluppate nei secoli per un determinato compito: pastorizia, caccia, guardia, compagnia.
Anche la genetica comportamentale conferma questa base reale: uno studio del 2019 pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, condotto su oltre 14.000 cani di 101 razze, ha mostrato che tratti come l’addestrabilità, l’istinto di inseguimento predatorio e la reattività verso gli estranei abbiano una componente genetica di razza che spiega fino al 60-70% delle differenze osservate tra le razze. Questo non significa però che ogni singolo soggetto di quella razza esprima questi tratti nello stesso modo: conoscere la dotazione tipica della razza serve a farsi un’idea di partenza, ma va sempre verificata sull’animale reale che si ha davanti, con le sue caratteristiche individuali.
7. Conosco le predisposizioni patologiche più frequenti in questa razza?
Questo è un punto che, come veterinaria, ritengo fondamentale e che, sfortunatamente, viene spesso trascurato. In molte razze, sia canine che feline, alcuni soggetti presentano più facilmente predisposizioni genetiche a determinate patologie: problemi articolari, cardiaci, dermatologici o metabolici, solo per citarne alcuni. Sapere in anticipo quali fragilità sono più frequenti in quella razza non significa scoraggiarsi dalla scelta, né dare per scontato che riguarderanno proprio quel soggetto, ma permette di osservarlo con attenzione fin dai primi mesi di vita e impostare, se serve, un percorso di prevenzione mirato.
8. Ho pensato a come sarà la vita di questo animale da anziano?
La scelta di un animale è un impegno che dura anni, spesso più di dieci. In alcune razze l’aspettativa di vita media è più breve, in altre l’invecchiamento porta più spesso a esigenze di cura specifiche, ma anche qui la variabilità individuale resta ampia. Guardare oltre i primi anni aiuta a compiere una scelta più consapevole e duratura.

E se scelgo un meticcio? Il cane non si esaurisce nel suo pedigree!
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i cani meticci, ovvero i cani non appartenenti a una singola razza. Questo caso rende ancora più evidente un principio valido per ogni animale: il cane non è mai riducibile a una scheda di razza, ma è un soggetto che si definisce nella relazione, con una propria individualità che va oltre il pedigree.
I dati scientifici confermano questa complessità genetica: uno dei più ampi studi mai condotti sulla genetica comportamentale canina, pubblicato nel 2022 su Science dal progetto open-data Darwin’s Ark, su quasi 18.400 cani, ha rilevato che solo il 5% dei cani classificati come “meticci” ha più dell’85% di ascendenza da una singola razza dominante: la maggior parte porta con sé un mosaico di più linee genetiche diverse.
Lo stesso studio ha mostrato che, per i tratti più legati alla selezione storica, anche un’ascendenza parziale da una razza può lasciare un’impronta misurabile a livello statistico: avere ascendenza da Border Collie, ad esempio, è risultato associato a un piccolo effetto medio sulla disponibilità a seguire le indicazioni umane, anche in cani con ascendenza mista (un effetto piccolo, che convive con un’ampia variabilità tra i singoli soggetti). La dotazione comportamentale legata alla selezione storica di una linea genetica può quindi influenzare anche un meticcio, come tendenza generale, senza per questo determinarne il carattere in modo rigido o prevedibile.
Il cane (o il gatto) non è il suo standard: conta il soggetto, e conta la relazione
Qui arriva forse il punto più importante di tutto l’articolo. Lo stesso studio del 2022 su Science ha calcolato quanto la razza sia davvero in grado di prevedere il comportamento di un singolo cane: pur essendo la maggior parte dei tratti comportamentali significativamente ereditabile, la razza spiegava in media solo il 9% della variazione comportamentale tra un individuo e l’altro. Detto in altre parole: il restante 91% della variazione comportamentale tra un cane e l’altro non dipende dalla razza, ma da fattori individuali: genetici, esperienziali e relazionali propri di quel soggetto.
Un discorso simile vale anche per i gatti: uno studio dell’Università di Helsinki su quasi 6.000 gatti di 19 razze ha rilevato differenze comportamentali reali (in attività, socievolezza, timidezza, aggressività), con un’ereditabilità stimata tra il 40% e il 53% importante, ma che lascia comunque ampio spazio alla variabilità individuale.

Questo dato dà ragione, numeri alla mano, a un’idea che vale la pena tenere sempre presente: il cane e il gatto non sono la somma di uno standard di razza, ma soggetti con una propria identità cognitivo-comportamentale, che si esprime e si costruisce nel tempo attraverso l’incontro con chi se ne prende cura, non semplicemente attraverso l’appartenenza a una categoria.
Per questo, una volta accolto l’animale, può essere molto utile, soprattutto nei primi mesi di convivenza o in presenza di comportamenti che sembrano poco chiari, osservare quel soggetto specifico insieme a figure competenti come il proprio veterinario, un medico veterinario comportamentalista o un educatore cinofilo. Questo permette di costruire un percorso su misura, che tenga conto sia delle tendenze generali legate alla razza o alla linea genetica di appartenenza e sia, soprattutto, delle caratteristiche individuali di quel soggetto specifico.
In sintesi
La razza non è un’etichetta vuota: porta con sé basi genetiche reali, soprattutto per i comportamenti storicamente selezionati come l’istinto di lavoro o la reattività verso gli estranei.
Un’eredità che può manifestarsi come tendenza anche nei meticci, attraverso le linee genetiche che li compongono. Ma parlare di razza significa sempre parlare di una tendenza statistica, non di una regola per il singolo animale: ogni soggetto, anche all’interno della stessa razza, ha le proprie caratteristiche cognitive e comportamentali, che possono differire in modo significativo da quelle “tipiche”.
Guardare a un animale solo attraverso lo standard della sua razza, con la logica un po’ rigida delle classificazioni da esposizione, significa perdere di vista ciò che conta di più: il soggetto che si ha davanti, e la relazione che si costruirà insieme a lui. È in questo equilibrio, tra la conoscenza delle tendenze di razza e l’attenzione autentica al singolo individuo, che si trova la scelta più consapevole.
Fonti e riferimenti
- Marchesini, L’identità del cane. Storia di un dialogo tra specie. Apeiron Editrice. (Per la visione zooantropologica del rapporto uomo-animale, alla base dell’impostazione di questo articolo.)
- Marchesini, R. Fondamenti di zooantropologia.
- MacLean, E.L., Snyder-Mackler, N., vonHoldt, B.M., Serpell, A. (2019). Highly heritable and functionally relevant breed differences in dog behaviour. Proceedings of the Royal Society B, 286(1912).
- Morrill, , Hekman, J., Karlsson, E. et al. (2022). Ancestry-inclusive dog genomics challenges popular breed stereotypes. Science, 376(6592), eabk0639.
- Salonen, , Vapalahti, K., Tiira, K., Mäki-Tanila, A.,
- Lohi, H. (2019). Breed differences of heritable behaviour traits in cats. Scientific Reports, 9, 7949.

















