Categoria: Medicina comportamentale

Cane o gatto? Le domande da porsi prima di accogliere un animale

a cura delle D.sse Paola Ricossa e Stefania Potera

 

Scegliere di accogliere un animale in famiglia è una decisione bellissima, ma spesso viene presa guardando prima l’aspetto e poi, solo successivamente, tutto il resto.

Il risultato è che molte famiglie si trovano con un compagno a quattro zampe meraviglioso, ma poco compatibile con il loro stile di vita e questo, nel tempo, può creare difficoltà oggettive sia all’animale, sia a chi lo accudisce.

In questo articolo non ci concentreremo solo sulla scelta tra cane, gatto o altra specie animale, ma anche su un aspetto di cui si scrive e si legge molto: la razza.

Spesso si affronta questo tema come se ci fosse una sorta di scheda tecnica da consultare (lo standard, l’aspetto, le attitudini “di catalogo”): un approccio che assomiglia più a una logica da esposizione che a una reale comprensione dell’animale. Vogliamo invece proporre una prospettiva diversa, in cui il cane e il gatto non sono riconducibili solamente a un’etichetta di razza, ma in cui ogni soggetto ha una propria dotazione cognitivo-comportamentale che si esprime, e si costruisce, all’interno della relazione con chi se ne prende cura.

 

Prima di procedere, vale la pena chiarire un punto, che terremo presente in tutto l’articolo: quando parliamo delle “caratteristiche di razza“, ci riferiamo a predisposizioni generali, rese più frequenti da una selezione storica, non a una regola valida per ogni singolo animale. All’interno della stessa razza, infatti, convivono sempre soggetti anche molto diversi tra loro: parlare di razza ci dà quindi un’indicazione di tendenza statistica, utile per farsi un’idea di partenza, ma il carattere di ogni cane o gatto resta sempre quello di un individuo a sé stante, con le sue proprie caratteristiche cognitive e comportamentali.

Vediamo insieme, punto per punto, come orientarsi in questa scelta.

 

1.   Che stile di vita ho, davvero?

Prima ancora della razza, bisogna guardare in modo onesto alla propria quotidianità: vivo in appartamento o in una casa con giardino? Sono spesso fuori casa per lavoro? Vivo in città o in campagna?

I soggetti appartenenti a razze da pastore o da lavoro tendono più spesso ad avere bisogno di ampi spazi e di stimoli costanti; altri, appartenenti a razze diverse, si adattano più facilmente a una vita sedentaria e a spazi ridotti, sapendo che, comunque, il singolo animale potrà sempre discostarsi da questa tendenza generale.

2. Quanto tempo posso dedicare ogni giorno a movimento, gioco e cura del pelo?

L’impegno quotidiano richiesto varia molto da soggetto a soggetto ed è solo in parte legato alla razza: alcuni cani o gatti hanno bisogno ogni giorno di ore di attività fisica, altri animali di pochissima, anche a parità di razza. Allo stesso modo, il pelo lungo o la struttura tipica di alcune razze feline e canine richiede più spesso spazzolature regolari e, talvolta, toelettatura professionale, ma è sempre bene osservare le esigenze specifiche del singolo individuo. Valutare in anticipo il tempo realmente disponibile, evita frustrazione da entrambe le parti.

 

3.   In casa ci sono già altri animali o bambini?

La compatibilità caratteriale non dipende in modo automatico dalla razza: alcuni soggetti sono naturalmente più predisposti alla convivenza con altri animali o con i bambini, altri necessitano di un percorso di socializzazione più attento, anche a prescindere dall’appartenenza di razza.

Vale poi la pena ricordare un principio importante: la socievolezza di un cane verso il mondo esterno è soprattutto una questione di apprendistato sociale fin dai primi mesi di vita e di esperienze positive costruite insieme a lui. La razza può orientare in parte questa predisposizione, ma è la relazione quotidiana, insieme al temperamento individuale, a giocare il ruolo più importante.

4.   Qual è il budget reale, non solo di acquisto, ma di tutta la vita dell’animale?

Il costo di un animale non si esaurisce nell’acquisto o nell’adozione: alimentazione, controlli veterinari periodici e, per alcuni soggetti più che per altri, anche in base a predisposizioni tipiche della loro razza la gestione di eventuali fragilità genetiche (displasie, patologie cardiache, problemi dermatologici o metabolici) fanno parte del quadro economico complessivo.

Conoscere in anticipo le predisposizioni più frequenti nella razza scelta, permette di pianificare con più serenità, restando comunque consapevoli che riguardano una tendenza e non una certezza per quel singolo animale.

5.   È meglio un cucciolo o un animale adulto?

Un cucciolo richiede tempo, pazienza ed educazione fin dai primi mesi di vita; un animale adulto, magari proveniente da un’adozione, ha già un carattere definito e spesso si inserisce più rapidamente nelle abitudini familiari. Non esiste quindi una risposta giusta in assoluto: dipende tutto dalle proprie possibilità e aspettative.

6.   Sto scegliendo in base all’aspetto oppure ho capito davvero la dotazione comportamentale di quel soggetto?

È naturale essere attratti dall’estetica di una razza, ma vale la pena chiedersi cosa significhi davvero conoscerla.

Non si tratta di consultare uno standard di razza come se fosse un manuale d’istruzioni, ma di comprendere il repertorio etologico che quella linea genetica tende a portare con sé: le predisposizioni sensoriali, motorie e relazionali sviluppate nei secoli per un determinato compito: pastorizia, caccia, guardia, compagnia.

Anche la genetica comportamentale conferma questa base reale: uno studio del 2019 pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, condotto su oltre 14.000 cani di 101 razze, ha mostrato che tratti come l’addestrabilità, l’istinto di inseguimento predatorio e la reattività verso gli estranei abbiano una componente genetica di razza che spiega fino al 60-70% delle differenze osservate tra le razze. Questo non significa però che ogni singolo soggetto di quella razza esprima questi tratti nello stesso modo: conoscere la dotazione tipica della razza serve a farsi un’idea di partenza, ma va sempre verificata sull’animale reale che si ha davanti, con le sue caratteristiche individuali.

7.   Conosco le predisposizioni patologiche più frequenti in questa razza?

Questo è un punto che, come veterinaria, ritengo fondamentale e che, sfortunatamente, viene spesso trascurato. In molte razze, sia canine che feline, alcuni soggetti presentano più facilmente predisposizioni genetiche a determinate patologie: problemi articolari, cardiaci, dermatologici o metabolici, solo per citarne alcuni. Sapere in anticipo quali fragilità sono più frequenti in quella razza non significa scoraggiarsi dalla scelta, né dare per scontato che riguarderanno proprio quel soggetto, ma permette di osservarlo con attenzione fin dai primi mesi di vita e impostare, se serve, un percorso di prevenzione mirato.

8.   Ho pensato a come sarà la vita di questo animale da anziano?

La scelta di un animale è un impegno che dura anni, spesso più di dieci. In alcune razze l’aspettativa di vita media è più breve, in altre l’invecchiamento porta più spesso a esigenze di cura specifiche, ma anche qui la variabilità individuale resta ampia. Guardare oltre i primi anni aiuta a compiere una scelta più consapevole e duratura.

E se scelgo un meticcio? Il cane non si esaurisce nel suo pedigree!

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i cani meticci, ovvero i cani non appartenenti a una singola razza. Questo caso rende ancora più evidente un principio valido per ogni animale: il cane non è mai riducibile a una scheda di razza, ma è un soggetto che si definisce nella relazione, con una propria individualità che va oltre il pedigree.

I dati scientifici confermano questa complessità genetica: uno dei più ampi studi mai condotti sulla genetica comportamentale canina, pubblicato nel 2022 su Science dal progetto open-data Darwin’s Ark, su quasi 18.400 cani,  ha rilevato che solo il 5% dei cani classificati come “meticci” ha più dell’85% di ascendenza da una singola razza dominante: la maggior parte porta con sé un mosaico di più linee genetiche diverse.

Lo stesso studio ha mostrato che, per i tratti più legati alla selezione storica, anche un’ascendenza parziale da una razza può lasciare un’impronta misurabile a livello statistico: avere ascendenza da Border Collie, ad esempio, è risultato associato a un piccolo effetto medio sulla disponibilità a seguire le indicazioni umane, anche in cani con ascendenza mista (un effetto piccolo, che convive con un’ampia variabilità tra i singoli soggetti). La dotazione comportamentale legata alla selezione storica di una linea genetica può quindi influenzare anche un meticcio, come tendenza generale, senza per questo determinarne il carattere in modo rigido o prevedibile.

Il cane (o il gatto) non è il suo standard: conta il soggetto, e conta la relazione

Qui arriva forse il punto più importante di tutto l’articolo. Lo stesso studio del 2022 su Science ha calcolato quanto la razza sia davvero in grado di prevedere il comportamento di un singolo cane: pur essendo la maggior parte dei tratti comportamentali significativamente ereditabile, la razza spiegava in media solo il 9% della variazione comportamentale tra un individuo e l’altro. Detto in altre parole: il restante 91% della variazione comportamentale tra un cane e l’altro non dipende dalla razza, ma da fattori individuali: genetici, esperienziali e relazionali propri di quel soggetto.

Un discorso simile vale anche per i gatti: uno studio dell’Università di Helsinki su quasi 6.000 gatti di 19 razze ha rilevato differenze comportamentali reali (in attività, socievolezza, timidezza, aggressività), con un’ereditabilità stimata tra il 40% e il 53% importante, ma che lascia comunque ampio spazio alla variabilità individuale.

Questo dato dà ragione, numeri alla mano, a un’idea che vale la pena tenere sempre presente: il cane e il gatto non sono la somma di uno standard di razza, ma soggetti con una propria identità cognitivo-comportamentale, che si esprime e si costruisce nel tempo attraverso l’incontro con chi se ne prende cura, non semplicemente attraverso l’appartenenza a una categoria.

Per questo, una volta accolto l’animale, può essere molto utile, soprattutto nei primi mesi di convivenza o in presenza di comportamenti che sembrano poco chiari, osservare quel soggetto specifico insieme a figure competenti come il proprio veterinario, un medico veterinario comportamentalista o un educatore cinofilo. Questo permette di costruire un percorso su misura, che tenga conto sia delle tendenze generali legate alla razza o alla linea genetica di appartenenza e sia, soprattutto, delle caratteristiche individuali di quel soggetto specifico.

In sintesi

La razza non è un’etichetta vuota: porta con sé basi genetiche reali, soprattutto per i comportamenti storicamente selezionati come l’istinto di lavoro o la reattività verso gli estranei.

Un’eredità che può manifestarsi come tendenza anche nei meticci, attraverso le linee genetiche che li compongono. Ma parlare di razza significa sempre parlare di una tendenza statistica, non di una regola per il singolo animale: ogni soggetto, anche all’interno della stessa razza, ha le proprie caratteristiche cognitive e comportamentali, che possono differire in modo significativo da quelle “tipiche”.

Guardare a un animale solo attraverso lo standard della sua razza, con la logica un po’ rigida delle classificazioni da esposizione, significa perdere di vista ciò che conta di più: il soggetto che si ha davanti, e la relazione che si costruirà insieme a lui. È in questo equilibrio, tra la conoscenza delle tendenze di razza e l’attenzione autentica al singolo individuo, che si trova la scelta più consapevole.

 

Fonti e riferimenti

  • Marchesini, L’identità del cane. Storia di un dialogo tra specie. Apeiron Editrice. (Per la visione zooantropologica del rapporto uomo-animale, alla base dell’impostazione di questo articolo.)
  • Marchesini, R. Fondamenti di zooantropologia.
  • MacLean, E.L., Snyder-Mackler, N., vonHoldt, B.M., Serpell, A. (2019). Highly heritable and functionally relevant breed differences in dog behaviour. Proceedings of the Royal Society B, 286(1912).
  • Morrill, , Hekman, J., Karlsson, E. et al. (2022). Ancestry-inclusive dog genomics challenges popular breed stereotypes. Science, 376(6592), eabk0639.
  • Salonen, , Vapalahti, K., Tiira, K., Mäki-Tanila, A.,
  • Lohi, H. (2019). Breed differences of heritable behaviour traits in cats. Scientific Reports, 9, 7949.

Valutazione comportamentale del cucciolo: consigli utili per cani e gatti

La valutazione comportamentale dei cuccioli rappresenta uno strumento fondamentale per valorizzare le doti del soggetto e aiutare a prevenire i problemi comportamentali.

Quest’analisi consente di facilitare un corretto inserimento in famiglia e identificare eventuali necessità specifiche.

I periodi sensibili dello sviluppo

Prima di procedere con qualsiasi valutazione, è essenziale comprendere le fasi critiche dello sviluppo comportamentale.

Il periodo di socializzazione avviene dalla quarta alla sedicesima settimana di vita per il cane, e dalla seconda all’ottava settimana per il gatto.

In questo periodo il cucciolo impara a relazionarsi con i conspecifici, altre specie e l’ambiente: sarebbe ottimale effettuare la valutazione caratteriale tra la sesta e l’ottava settimana.

Valutazione comportamentale nel cucciolo di cane

La valutazione comportamentale deve essere eseguita da un veterinario esperto in comportamento nel momento in cui si decide di adottare un cucciolo.

Cosa viene valutato?

Le doti naturali (o innate del cane), che sono:

  • Temperamento
  • Socialità
  • Docilità
  • Curiosità
  • Vigilanza
  • Tempra
  • Aggressività
  • Possessività
  • Combattività

E le disposizioni mentali, riportate di seguito:

  • Emozioni: come il soggetto si pone davanti al mondo esterno (persone, altri cani ecc.) e come affronta gli stimoli e le interazioni
  • Motivazioni: cosa desidera il cane e le propensioni a rispondere agli stimoli in un determinato modo
  • Livello di attivazione (o arousal): livello di eccitazione emozionale di fronte ad uno stimolo

Valutazione comportamentale nel cucciolo di gatto

I gatti mostrano maggiore variabilità nelle risposte e sono particolarmente sensibili all’ambiente circostante e agli stimoli esterni.

Quando si sceglie di adottare un cucciolo, è importante osservare attentamente il suo comportamento. Valutare il livello di socialità del soggetto è il primo passo importante: se il gattino si avvicina da solo, mostrando curiosità e fiducia sarà più propenso a stabilire un legame con il futuro proprietario.

Può essere utile provare a stabilire un contatto fisico accarezzando delicatamente il gattino sulla testa e sulla schiena. Le reazioni possono essere molto diverse: alcuni gattini cercano attivamente l’affetto, facendo le fusa e strofinandosi contro la mano; altri accettano le carezze in modo più passivo; altri ancora potrebbero allontanarsi o manifestare segnali di disagio, talvolta anche con comportamenti difensivi.

Infine, per valutare la curiosità e la vivacità del cucciolo, si possono introdurre nell’ambiente diversi oggetti stimolanti, come palline colorate, piume leggere o giocattoli che producono suoni interessanti. Osservare come reagisce a questi stimoli può dare indicazioni preziose sul suo carattere.

È  essenziale la presenza umana nella vita del gatto fin dal primo periodo di vita. In caso di problemi di aggressività il proprietario dovrà farsi guidare da un veterinario comportamentalista.

Conclusioni

Il carattere del cane e del gatto sono fortemente influenzati dalla genetica, dalle esperienze di vita e dall’ambiente circostante, ma le motivazioni e le doti possono essere canalizzate attraverso un lavoro specifico di educazione.

La valutazione comportamentale costituisce uno strumento prezioso per comprendere il carattere individuale dei cuccioli di cane e gatto, facilitando l’abbinamento ottimale tra animale e famiglia adottante.

Idealmente, la valutazione dovrebbe essere seguita da un percorso educativo che accompagni il cane a diventare un adulto integrato.

Un’accurata valutazione iniziale, combinata con socializzazione appropriata, educazione coerente e ambiente adeguato, costituisce la base per una relazione armoniosa e duratura tra uomo e animale, prevenendo problemi comportamentali.

Se vuoi saperne di più sui nostri amici cani e gatti leggi i nostri articoli

 

Cane, gatto a Natale e Capodanno

Natale e Capodanno possono essere due feste particolarmente stressanti, non solo per te, ma anche per il tuo cane o gatto.

Quali sono i fattori stressanti

Le festività tra il 24 dicembre e il 6 gennaio sono estremamente critiche per molti animali. I motivi sono diversi:

  • Arrivo di ospiti sia per pranzi e cene, sia in pianta stabile per giorni
  • Cambi di routine: cambiano gli orari di pasti e uscite, cambiano gli ambienti (riorganizzati ad hoc per le feste), iniziano ferie e vacanze
  • Viaggi vacanze in cui cani e gatti vengono coinvolti o a causa dei quali vengono seguiti da pensioni, dog o cat sitter
  • Fuochi di artificio e stimolazioni ambientali che cambiano
  • Stress dei proprietari che influenza l’emotività dell’animale

Sicuramente hai riconosciuto in questo elenco gli stessi motivi che inducono lo stress anche in te (oltre alla ricerca dei regali che per fortuna non coinvolge cani e gatti)

Quali sono i sintomi di stress

Cane e gatto possono manifestare lo stress legato a Natale e Capodanno in diversi modi:

  • Problemi fisici: difficoltà digestive, diarrea, dermatiti, otiti, ecc.
  • Isolamento o iperattaccamento
  • Ansia da separazione
  • Comportamenti reattivi/aggressivi verso i membri della famiglia, ospiti, altri animali, estranei sia in casa che in passeggiata
  • Eliminazioni inappropriate: fuori da lettiera o in casa per quanto riguarda i cani
  • Cambi del comportamento alimentare, di abbeverata, esplorativo, di gioco, affettivo, ecc.

Come affrontare le feste

Ogni famiglia ha le sue problematiche, le sue caratteristiche e soprattutto un cane/gatto con una personalità e delle connotazioni uniche e irripetibili. Dare una ricetta che funzioni per tutti  non è possibile. L’unica vera soluzione è prevenire le criticità chiedendo una consulenza comportamentale ad un Veterinario esperto in Comportamento. Fondamentale è agire in tempo, prima si stila un “piano di azione” meglio è. Infatti un tale piano prevede dei cambiamenti, ad esempio l’introduzione di un cat sitter o l’ingresso in una pensione per cani, che necessitano gradualità per essere accettati positivamente da cani e gatti.

Per quanto riguarda i botti di capodanno, ti invitiamo a vedere il nostro carosello su instagram con consigli pratici da mettere in atto.

Contattaci! Possiamo offrirti anche una consulenza a distanza.

I bisogni del cane

Per creare una relazione armoniosa e reciproca con il tuo cane, è fondamentale comprendere e soddisfare i suoi bisogni. Immagina se il tuo partner ignorasse le tue necessità: saresti felice della vostra relazione? Prendersi cura delle esigenze del cane è ciò che lo rende felice e soddisfatto. Ma quali sono esattamente i bisogni del cane?

I bisogni fisici

Probabilmente sei già consapevole di alcuni dei suoi bisogni fisici. Ecco un riepilogo:

  • Alimentazione: il cane ha bisogno di cibo di qualità, nelle giuste quantità e con la frequenza appropriata. Non dovrebbe mai soffrire la fame, ma nemmeno essere sovralimentato. Il cibo deve fornire tutti i nutrienti necessari.
  • Acqua: deve avere sempre a disposizione acqua fresca e pulita.
  • Sonno: è importante che il cane possa riposare senza essere disturbato, in un luogo adeguato e per il tempo necessario. Spesso questo bisogno viene sottovalutato, e la mancanza di un sonno adeguato può portare a stress. Assicurati che possa riposare tranquillamente, indisturbato, nella sua cuccia.
  • Igiene: il cane ha bisogno di vivere in un ambiente pulito, libero da parassiti.
  • Bisogni fisiologici: deve avere la possibilità di espletare i suoi bisogni in un luogo appropriato, con la giusta frequenza e in tranquillità.
  • Regolazione termica: ogni cane deve poter mantenere una temperatura corporea costante. Ogni razza ha il proprio intervallo di comfort termico, e vivere in ambienti troppo caldi o freddi può causare stress.
  • Movimento: l’attività fisica è essenziale e deve essere adeguata alle capacità e alle esigenze della razza. Ad esempio, un levriero avrà bisogni diversi rispetto a un bulldog inglese. Richiedere lo stesso tipo di attività fisica a entrambi sarebbe una mancanza di rispetto per le loro esigenze.

I bisogni della mente

Oltre ai bisogni fisici, ci sono quelli mentali, spesso meno considerati ma altrettanto importanti:

  • Sicurezza: il cane deve sentirsi sicuro, avere un posto tranquillo dove rifugiarsi quando necessario e gestire le distanze sociali in autonomia. Deve potersi allontanare se non vuole interagire o avvicinarsi quando cerca compagnia. La fiducia nella sua famiglia è fondamentale: forniscigli uno spazio sicuro dove non venga disturbato e permettigli di scegliere quando stare con te e quando isolarsi.
  • Motivazione: ogni cane ha delle motivazioni che guidano il suo comportamento. Per esempio, un Golden Retriever ama cercare oggetti da riportare al suo padrone. Ogni cane dovrebbe poter svolgere attività in linea con le sue inclinazioni naturali. Privare un levriero della possibilità di correre potrebbe frustrarlo. Conoscere le motivazioni del tuo cane ti aiuterà a proporre attività adatte, rendendoti più interessante ai suoi occhi.
  • Interazione sociale: i cani sono animali sociali e hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo. All’interno della famiglia devono avere un ruolo e una guida di riferimento. La vita sociale del cane deve essere equilibrata, in linea con la sua personalità: alcuni cani hanno bisogno di un’ampia vita sociale, altri preferiscono interagire solo con i membri della famiglia.
  • Benessere emotivo: il cane deve vivere principalmente esperienze emotive positive, evitando costanti situazioni di paura, rabbia, stress o ansia. Cerca di proteggerlo dalle emozioni negative e offrigli il tuo supporto quando ne ha bisogno.
  • Stimolazione cognitiva: il cane deve sviluppare le capacità per affrontare le sfide quotidiane e avere una flessibilità mentale per gestire imprevisti. Puoi soddisfare questo bisogno permettendogli di vivere esperienze diverse e supportandolo quando necessario, senza forzarlo a fare cose che vanno oltre le sue capacità.
  • Livello di attivazione: il cane non dovrebbe vivere né in uno stato di apatia né di sovraeccitazione. È importante trovare un equilibrio, adattando l’attività in base alle situazioni: quando gioca, sarà più attivo, mentre quando è in casa dovrebbe essere più tranquillo. Non deve vivere costantemente in uno stato estremo di attivazione.

Sappiamo che questi bisogni sono molti, ma se stai leggendo, è perché desideri garantire una vita felice al tuo cane. Esamina attentamente ciascun bisogno, valuta dove puoi migliorare e, se hai difficoltà a trovare le soluzioni giuste, non esitare a chiedere l’aiuto di uno specialista!

Dove mettere la cuccia del cane

Una delle domande che i proprietari alle prime armi ci fanno più frequentemente è “Dove mettere la cuccia del cane?”. Come sempre non esiste una risposta univoca per tutti i cani ma possiamo individuare delle indicazioni di base.

Quale cuccia

Innanzitutto è importante scegliere una cuccia adeguata. Il cane, a seconda delle sue competenze motorie legate all’età o a patologie, deve poter accedere comodamente alla sua cuccia. Quindi attenzione all’altezza della stessa, alla presenza di eventuali ostacoli per raggiungerla, al materiale con cui è fatta (non deve creare troppo disequilibrio rendendo difficile sostare in piedi su di essa). La forma e la dimensione dovrebbero garantire al cane di potersi distendere comodamente sopra di essa.

Ascolta il tuo cane per capire le sue preferenze, che potrebbero anche cambiare in base alle temperature ambientali. Alcuni cani, soprattutto in estate, cercano il fresco del pavimento, potrebbe avere senso togliere la cuccia “invernale” per lasciare a disposizione il solito posto.

Cosa è la cuccia

La cuccia è il posto dove il cane può rilassarsi, dove non viene disturbato, su cui ritrovare la serenità e la calma. La cuccia è un oggetto pieno del suo odore e dell’odore di casa. A volte può essere un utile strumento da portare con sè,  nei viaggi per esempio, per permettere al cane di “ritrovare se stesso”. Si tratta di un oggetto legato quindi ad emozioni positive di serenità, calma, benessere.

Non è un posto in cui recludere il cane come punizione. Diventerà un oggetto legato ad emozioni negative come paura e rabbia. Non è un posto in cui andare a disturbare il cane quindi, ad esempio, occhio ai bambini che si muovono senza regole per casa.

Dove posizionare la cuccia

Proprio per favorire il riposo e il relax del cane la cuccia andrebbe posizionata in un luogo tranquillo:

  • non in zone di passaggio (esempio i corridoi)
  • non davanti a punti di accesso
  • non in posti dove il cane verrebbe disturbato (ad esempio davanti a mobili che vengono aperti frequentemente)
  • non in prossimità di termosifoni o condizionatori per evitare sbalzi termici

E se sbaglio

Non è un dramma, se tutto il resto funziona (comunicazione, relazione, ecc.), se il cane riesce comunque a riposare, non è un problema se sbagli dove mettere la cuccia del cane. A volte, tuttavia, può causare difficoltà:

  • fisiche se ad esempio richiede troppo sforzo al cane raggiungerla o salirci (soprattutto per gli anziani o i cani con patologie)
  • fisiche se vicino a fonti di calore o a condizionatori
  • se ci sono altre incongruenze nelle comunicazione potrebbero crearsi fraintendimenti sul posizionamento sociale del cane
  • se la posizione non garantisce il riposo del cane potrebbe creare aumento irritabilità e tutte le difficoltà collegate alla carenze di sonno (molto importanti se si tratta di cuccioli)

I cani che si spostano la cuccia

Alcuni cani possono spostarsi in autonomia la cuccia. Analizza dove si posiziona il tuo cane e se ci sono altre difficoltà relazionali. In caso affermativo, lo spostamento potrebbe essere un “sintomo” della difficoltà stessa. Vi invitiamo a contattare un medico veterinario comportamentalista per approfondire la vostra specifica situazione.

Altra problematica comune è la distruzione della cuccia, anche in questo caso se ci sono altre difficoltà è opportuno rivolgersi ad uno specialista.

I bisogni del gatto

Nell’articolo precedente abbiamo visto quali sono i primi passi per accogliere al meglio un gatto in casa. Oggi impareremo a conoscere i bisogni fisici e mentali del gatto per garantirgli una vita felice e prevenire l’insorgenza di problemi comportamentali.

Bisogni fisici

  • Cibo: i gatti sono degli spizzicatori e devono avere sempre cibo a disposizione. Si consiglia di inserire sia alimenti secchi che umidi nella dieta (crocchette e scatolette).
  • Acqua: deve essere sempre a disposizione. I gatti hanno la tendenza a bere poco. Per invogliarli possiamo acquistare delle fontanelle che mantengano l’acqua sempre corrente (cosa che piace tantissimo ai gatti).
  • Sonno: i gatti dormono tantissime ore. Esiste un’unica regola: non disturbare il gatto mentre dorme.
  • Pulizia: i gatti sono animali puliti e non amano lo sporco. Cerchiamo di tenere ciotole, lettiere e cucce sempre pulite.
  • Temperatura adeguata

Bisogni psicologici

  • Bisogno di sicurezza: un aspetto importante che in molti sottovalutano è che il gatto, in natura, è sia preda che predatore. Ciò vuol dire che sente il bisogno di avere dei nascondigli sicuri in cui rifugiarsi. Dobbiamo quindi creare degli spazi che possa sfruttare per nascondersi e non disturbarlo quando è lì.
  • Bisogni socio relazionali : il gatto ha una socialità diversa dal cane, si tratta di un animale sociale facoltativo. Può vivere solo ma anche creare legami forti con simili e non. In ambiente domestico si crea sempre una relazione e il gatto entra a far parte del nucleo famigliare. Il micio sarà sicuramente felice di condividere le attività quotidiane con la famiglia ma va anche rispettato quando decide di passare del tempo per i fatti suoi (cosa che avviene molto più di frequente rispetto al cane).
  • Bisogni motivazionali e di realizzazione: mettiamocelo bene in testa, i gatti hanno aspirazioni diverse dalle nostre! I piccoli felini sono animali dinamici, grandi cacciatori e dotati di una curiosità infinita. Hanno bisogno di poter svolgere attività in linea con le loro motivazioni, come giochi di caccia (o caccia se hanno la possibilità di uscire), arrampicarsi, intrufolarsi nei posti più angusti ma anche attività che richiedano concentrazione e “tecnica”. Il nostro compito sarà quello di stimolare il loro intelletto e comprendere            che quando si arrampicano sulle tende per raggiungere una mosca, non lo fanno per distruggere ma perché il loro istinto di cacciatore è fortissimo e va soddisfatto.

Andare incontro a questi bisogni renderà soddisfacente e felice la convivenza gatto-uomo…anche se la casa (forse) non sarà sempre perfetta! Se la relazione col tuo gatto presenta delle difficoltà contattaci per una consulenza con la Dottoressa Sara Greco, Medico Veterinario esperto in Comportamento.

Adottare un gatto

Per adottare un gatto (che sia un gattino o un gatto adulto) è importante che tu sappia come comportarti con lui. Sapere come accogliere il gatto è fondamentale per instaurare una relazione felice.

Brevi cenni di etologia di specie

Il gatto è un grande cacciatore. Fino a pochi anni fa il suo ruolo principale all’interno della famiglia era quello di cacciare piccoli animali. Oggi viene adottato come animale da compagnia e spesso vive in appartamento, senza possibilità di uscire. Il gatto è quindi passato dall’essere libero, autonomo e dinamico ad animale “disoccupato”. Questo cambio di professione è spesso (ma non solo) la causa principale di stress e problemi comportamentali nei gatti domestici.

Cosa devo procurarmi prima del suo arrivo?

  • Ciotole per acqua e cibo: almeno due ciotole per il cibo e una grande per l’acqua
  • Cassette igieniche: l’ideale sarebbe averne una in più rispetto al numero di gatti (ad esempio se adottassi un gatto dovrai avere due lettiere, se ne adottassi due dovrai averne tre)
  • Cuscini, copertine, cucce: da posizionare in luoghi tranquilli e un po’ nascosti o in alto (al gatto piace sentirsi invisibile o scrutare dall’alto)
  • Sabbietta per lettiere: consigliamo sabbiette non profumate, a granulometria non troppo fine (sono polverose), possibilmente composte da materiale naturale e agglomerante
  • Tiragraffi: verticali (i tipici pali), orizzontali e, per chi vuole conservare il divano intatto, verticali da appendere
  • Giochi: topini, palline, scatoloni, esistono una marea di giochi da poter fare con il tuo gatto..basta un pò di fantasia!
  • Cibo secco ed umido: i gatti sono sbocconcellatori e dovranno avere sempre a disposizione l’alimento (di solito per comodità il secco). È molto importante che una quota della dieta sia umida (un paio di volte al giorno somministrare questa tipologia di alimento). L’acqua deve sempre essere a disposizione e cambiata frequentemente

Come faccio l’inserimento in casa?

Inizialmente bisognerà destinare al nuovo arrivato una stanza tranquilla della casa, in cui fargli trovare tutto quello di cui ha bisogno. La stanza deve essere abbastanza grande, in modo da disporre ciotole di cibo, ciotola dell’acqua, cassetta igienica e cuccia lontane tra loro. Il gatto andrà lasciato tranquillo. Ogni tanto si dovrà tentare un approccio soft, aspettando che sia il gatto ad avvicinarsi.

Nel momento in cui ti sembrerà a suo agio, potrai aprire la porta e permettergli di esplorare il resto della casa. Se ci sono situazioni particolari (ad esempio altri animali, pericoli, paure, ecc.) contattaci per una consulenza e ti aiuteremo ad inserirlo nel modo corretto.

Cosa devo sapere sulla gestione quotidiana?

Ci sono tante cose da sapere, ma le più importanti sono quelle riguardanti i bisogni fondamentali del gatto.

  • Le cassette igieniche devono essere pulite almeno una volta al giorno per eliminare urina e feci. Una volta ogni due settimane la lettiera dovrà essere sostituita completamente.
  • Cibo, acqua e lettiere andranno posizionati in zone diverse e, se sono presenti più gatti, andranno duplicati (quindi se hai due gatti dovrai avere due zone cibo, due zone acqua, due/tre zone toilette).
  • Il gatto dorme tantissime ore al giorno e non va disturbato mentre dorme. Di solito i gatti hanno picchi di attività al mattino e alla sera (questi sono i momenti che dovrebbero essere sfruttati per le attività insieme).
  • Ti sembrerà strano, ma i nostri piccoli felini amano essere coinvolti nelle attività quotidiane. Se quindi il nuovo arrivato ti accompagnerà in bagno, ti osserverà mentre cucini, cercherà di acchiappare lo straccio mentre spolveri o vorrà dormire accoccolato vicino a te, è del tutto normale. Cerca di renderlo partecipe.

Devo portarlo dal Veterinario?

Assolutamente. Il gatto, prima di entrare in casa, deve essere correttamente spulciato e sverminato (per fare questo è necessario pesare il gatto ed effettuare un esame sulle feci per i parassiti). Se non ci sono problemi di salute evidenti aspetta qualche giorno (tempo che si adatti al nuovo ambiente) e prenota una visita. Anche se il tuo gatto vivrà esclusivamente in appartamento è fondamentale che sia visitato e seguito da un Medico Veterinario.